Anatomia della comprensione (parte prima)

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Per arrivare a “comprendere” la comprensione occorre chiarire le sue componenti basilari. Questo richiede una definizione e in parte una ridefinizione delle parole affinità, realtà e comunicazione che come vedremo sono la base della comprensione.

Affinità.

Potremmo definirla, in maniera semplicistica ma efficace, come la volontà di occupare lo stesso spazio. E’ un sentimento graduale che va da un minimo a un massimo in modo sfumato senza una soluzione di continuità. Quando è completamente negativo diventa antipatia e di fatto, se ci pensiamo un attimo, la persona che ci è fortemente antipatica la vedremmo bene dall’altra parte dell’universo o in qualsiasi altro luogo che ci stia lontano. Se arriviamo ad un altissimo grado di affinità positiva potremmo chiamarlo amore e, come ben saprete, da quel punto di vista avere dello spazio in mezzo tra noi e la persona amata può addirittura darci fastidio quasi a livello fisico. L’affinità quindi ci permette di tollerare di avere altre persone presenti nel nostro spazio e in effetti, se ci pensate un attimo, se nel nostro spazio (l’ufficio, il negozio, la piazza, l’auto o dovunque ci troviamo) c’è una persona sgradita (tecnicamente potremmo dire che proviamo per lei un sentimento di affinità bassissimo, se non addirittura negativo) proviamo un senso di disagio proporzionale a quanto ci è antipatica/sgradita la persona. Quindi il contrario di affinità è antipatia: più una persona è antipatica e maggiore è la distanza da noi che considereremmo ottimale. Al limite se proviamo la massima antipatia una persona la distanza ideale che dovrebbe essere tra noi e lei potrebbe essere qualcosa come i confini dell’universo, e ci sembrerebbe ancora poco. L’affinità permea qualunque cosa in un’infinità di sfumature e potremmo dire che il nostro universo, visto come tutta l’area che frequentiamo e su cui abbiamo l’attenzione quotidianamente (la nostra casa, i nostri familiari e le loro case, i nostri amici e le loro case, gli ambienti dove incontriamo tutta la gente che incontriamo di solito e che in qualche forma conosciamo, tutti gli oggetti che usiamo ecc), sia costituito da entità viventi e non viventi per le quali proviamo un qualche grado di affinità. Difatti se nel vostro universo entra una persona antipatica questa crea un certo scompiglio e attira pesantemente la vostra attenzione, così come accade se vi entra una persona per la quale proviate istantaneamente una forte affinità. Gli oggetti stessi che sono nelle aree che frequentiamo e di cui possiamo disporre liberamente sono oggetti su cui proviamo una quantità almeno minima di affinità perché tutti gli oggetti “antipatici”, che urtano la nostra sensibilità in qualche modo, sono ovviamente allontanati alla prima occasione (con buona pace dell’ingombrante e bruttissimo portaombrelli in ceramica regalo di nozze della suocera…).

Realtà

La realtà di una persona è l’indice di accordo che la persona stessa ha con i punti di vista degli altri. Noi guardiamo le cose che costituiscono il nostro universo con il nostro punto di vista. Ad esempio tutti gli oggetti che ne fanno parte hanno un nome, un uso e li descriveremmo in una certa maniera. Trovare qualcuno che chiama, ad esempio, il cavatappi “scoperchiatore” ci lascia sconcertati e al limite divertiti perché abbiamo il dato stabile che quell’oggetto si chiama “cavatappi” per noi e per tutti i nostri conoscenti. Per corollario, se scopriamo che l’oggetto che noi chiamiamo “scoperchiatore” per tutti gli altri si chiama “cavatappi” ci porta a sentirci in qualche maniera inadeguati perché scopriamo di avere un disallineamento con qualcosa che tutti gli altri danno per scontato (e in quel caso ci sarà qualcuno che guarderà noi sorpreso e divertito…). Dato che ognuno si crea un proprio universo di dati che considera attendibili. Alle volte questi dati collimano, su qualche aspetto della nostra vita, con qualcuno o qualche gruppo di persone. Alle volte invece scopriamo che non corrispondono e in tal caso cambiamo punto di vista o… cambiamo persona o gruppo contattato.  

Comunicazione

Nell’era della comunicazione, sembra quasi superfluo spiegare cosa sia. Tuttavia occorre prendere atto di alcuni dettagli “tecnici” sul termine. Una comunicazione avviene tra due terminali (persone, macchine, sistemi) che siano in grado di emettere e/o ricevere qualcosa. La comunicazione avviene attraverso una distanza tramite l’invio di qualcosa (un oggetto, una particella, un suono, una sensazione) da un terminale all’altro con l’idea che il terminale ricevente sia in grado di ricevere e fare suo il “messaggio” inviato. Per avere un ciclo completo di comunicazione occorre che il terminale A invii il messaggio al terminale B, che Il terminale B “risponda” al terminale A, che il terminale A invii al terminale B un riconoscimento, qualcosa che faccia capire che la risposta è arrivata e la comunicazione è conclusa. Una comunicazione modello potrebbe essere il classico: A:“Sai che ore sono?” B:“Sono le otto!” A:”Grazie!”. Cosa accade se si esce da questo schema? Supponiamo che A non sia stato abbastanza interessante per B da ottenere una risposta: A:”Sai che ore sono?” B:”…..” e A ci rimane male per la mancata risposta. E se B non risponde? A: “Sai che ore sono?” B: “Si!” e di nuovo A rimane sorpreso. Infine, che accade se manca il riconoscimento? A: “Sai che ore sono?” B: ”Sono le otto!” A”…..” e questa volta è B che considera A maleducato. Se mettete l’attenzione sulle comunicazioni che avvengono attorno a voi, troverete che questo schema è quello di norma utilizzato dalla maggioranza. Può capitare che sembra che manchi qualche parte, per esempio un riconoscimento, ma se analizzate quella comunicazione in maniera approfondita scoprirete che spesso la parte mancante è sostituita da uno sguardo, un gesto. Quando effettivamente una parte di questo schema manca il terminale a cui “manca un pezzo” si mostrerà infastidito e se l’altro terminale fa mancare sempre un pezzo dello schema avrà intorno a se molte persone che sono infastidite di parlare con lui. Una comunicazione può avvenire anche a senso unico. Se leggete un libro, ad esempio, state ricevendo una comunicazione da parte dello scrittore. Se toccate un tavolo ricevete temperatura e grado di finitura della superficie. Se gridate “GERONIMO!” mentre vi buttate con il paracadute fuori dall’aereo non vi aspettate che qualcuno vi risponda. Ricapitolando, nella versione più semplice e schematica, la comunicazione è qualcosa che invia un terminale che può trasmetterla verso un terminale che può ricevere quel qualcosa e comprende il fatto che il terminale ricevente abbia davvero ricevuto e compreso il “messaggio”. Nella versione più complessa si inseriscono molti altri dettagli come l’interesse, la risposta, il riconoscimento, l’intenzione e tanto altro che qui non tratteremo.

Ora che abbiamo chiarito i termini base andremo a vedere cosa c'entrano con la comprensione e lo studio. 

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2014 Autore: Antonio Pellati. Tutti i diritti riservati. Articolo scritto per Applied Scholastics Itlalia e Mediterraneo. 

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Il testo ha preso spunto dagli scritti di L. Ron Hubbard, nella fattispecie il triangolo di Affinità, Realtà e Comunicazione in relazione alla Tecnologia di Studio. Tale testo non ha la pretesa di sostituirsi ad alcunché di originale di L. Ron Hubbard. Per qualsiasi discrepanza, disaccordo o disappunto nel leggere questo articolo, si consiglia la rilettura dei testi originali di L. Ron Hubbard che trattano tali argomenti.
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