Che cos'è lo studio?

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E’ ovvio che chiunque abbia studiato sappia cos’è lo studio. E’ come dire però che chiunque abbia bevuto sappia cos’è l’acqua. In realtà nessuno si è mai fermato più di tanto a considerare cosa è lo studio in se: ha studiato in qualche maniera, ha imparato l’argomento che doveva imparare ed è andato oltre.

Se ci pensate bene lo studio è una di quelle cose che, quando ci si mette l’attenzione, sembra comparsa all’improvviso nella nostra vita e tutti intorno a noi hanno dato per scontato che noi sapessimo benissimo cosa fosse. E noi ci siamo comportati come se effettivamente sapessimo da sempre di cosa stavamo parlando.

In effetti un bel po’ di tempo è stato speso per spiegarci quando studiare, quanto studiare, dove studiare, cosa studiare ma molto poco su come studiare. Del tempo è stato perfino impiegato a convincerci che studiare fosse una cosa corretta da farsi e di questo potremmo avere qualche ricordo spiacevole che rende l’argomento studio doloroso e poco gradito ancora oggi…

In realtà se andiamo ad analizzare cos’è lo studio scopriamo che è un’attività di una semplicità estrema: è osservare la cosa che vogliamo conoscere con l’idea di comprenderla. Tutte le immagini di studenti carichi di libri, pomeriggi interminabili passati a fare esercizi, sbadigli senza fine ascoltando il professore in classe sono dovute alle difficoltà che abbiamo incontrato nello studiare intensivamente in un periodo preciso della nostra vita. La verità è che abbiamo studiato e studiamo qualcosa tutti i giorni e molto spesso in maniera brillante rispetto ai nostri studi scolastici.

La cosa mediamente va così. Avete comprato un televisore, lo collegate all’antenna e alla corrente. Prendete il telecomando e cominciate ad osservarlo per accendere l’apparecchio. Il costruttore “ovviamente” ha disposto i tasti in un modo diverso da tutti i telecomandi che conoscete e ci sono tasti con simboli o scritte che non avete mai visto. A quel punto scatta la ricerca di spiegazioni e vi rivolgete a qualcuno esperto: una persona che è presente in quel momento e sapete che sarà in grado di spiegarvi quello che non comprendete, oppure prendete in mano il manuale (in un certo senso possiamo vederlo come una persona esperta nell’uso di quel telecomando che lo sta spiegando in contemporanea a tutti gli acquirenti). La scena ideale dovrebbe prevedere che il manuale abbia una sezione che spiega l’uso del telecomando in buon italiano e non in un italiano tradotto dal cinese tramite approssimativi traduttori informatici. Invece trovate le istruzioni scritte in tutte le lingue europee, quasi tutte quelle asiatiche compreso il sanscrito ma non scritte in italiano… Ad ogni modo recuperate le vostre conoscenze di inglese, francese e spagnolo e trovate i pulsanti che vi interessano per un uso soddisfacente dell’apparecchio. E questo secondo voi non è studiare?

Osservatevi attentamente. Avete ispezionato l’oggetto, compreso che c’erano cose sconosciute da dover capire, trovato i dati che vi servivano comparando informazioni da più parti e siete diventati competenti nell’uso di quel telecomando per quel che vi serviva. Non solo, voi volevate assolutamente capire come funzionava per poterlo mettere in pratica e avevate il punto di vista più corretto in assoluto per imparare: studiare per capire e mettere in pratica.

Se ci riflettete un attimo scoprirete che studiate almeno una decina di cose nuove al giorno di media, dall’esecuzione di una ricetta per un piatto nuovo che vi passa l’amica a quel comando da usarsi con quel programma che vi risolve una bella rottura di scatole, da cosa crea quel rumore nuovo che sentite in macchina a come si fa e cosa dovete compilare per ottenere la borsa di studio per vostro figlio.

Ogni volta che ci siete riusciti avete evidentemente allineato le modalità con cui una persona impara, ogni volta che non ci siete riusciti avete sbagliato qualcosa a vostra insaputa. Il fatto che comunque avete imparato qualcosa vi dovrebbe far capire che siete in grado di imparare e che quando fallite c’è qualcosa di sbagliato in quel che fate.

Vogliamo vedere cosa stiamo sbagliando?

(c) 
2013 Autore: Antonio Pellati. Tutti i diritti riservati. Articolo scritto per Applied Scholastics Itlalia e Mediterraneo. 
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Il testo ha preso spunto dagli scritti di L. Ron Hubbard, nella fattispecie il triangolo di Affinità, Realtà e Comunicazione in relazione alla Tecnologia di Studio. Tale testo non ha la pretesa di sostituirsi ad alcunché di originale di L. Ron Hubbard. Per qualsiasi discrepanza, disaccordo o disappunto nel leggere questo articolo, si consiglia la rilettura dei testi originali di L. Ron Hubbard che trattano tali argomenti.
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